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febbraio 6 2007
IL PAZZO, CORROTTO, VIOLENTO MONDO DEL CALCIO ITALIANO
All'esplodere di Calciopoli (ve lo ricordate? Si trattava di uno scandalo sportivo, il campionato truccato etc.) dedicammo un numero di Giap allo "sport più bello del mondo". Anzi, agli strani rapporti tra noi e lo sport più bello del mondo. Era il maggio 2006.
Un mese dopo continuammo a parlare di calcio su Nandropausa 10, con letture comparate di Gomorra, Dies Irae di Genna e Indagine sul calcio di Beha, più una "Nota su Calciopoli e il futuro del Paese".
Tra le varie cose, Wu Ming 3 scriveva:
"La bolla del calcio, che molti architetti proveranno a tenere su con ogni sforzo, è l'ultima stazione, senza fermata e senza freni, prima di un capolinea che è un muro, un muro che non fa sconti. Da qualunque punto si parta, in Italia si giunge sempre al medesimo approdo: il blocco sovietico-mafioso che permea, soffoca e comanda ogni brandello di territorio esistente. La Triade: banche, borghesia industriale di prima e nuova generazione, intrecci politicocriminali."
Era il giugno 2006. Nel frattempo è successo di tutto, oppure poco e niente, dipende da come la si guarda e la si vede. Abbiamo vinto i Mondiali, le stangate son diventate "stangatine" e poi buffetti sulle guance, Carraro non c'è più, la GEA non c'è più, Matarrese c'è ancora, la Juve è in B ma ancora per poco, il Milan è in crisi, l'Inter vince e stravince, Moggi impazza come personaggio pubblico, Biscardi è sul satellite. Le inchieste sono andate avanti ma se ne parla pochissimo. Si pensi al disinteresse che da mesi avvolge la più clamorosa, quella su Giorgione Chinaglia che - in combutta con una parte della curva e sostenuto dal clan camorristico dei Casalesi - faceva la guerra sporca a Lotito per mettere le mani sulla Lazio (almeno stando a quanto dice la magistratura romana: vale sempre la presunzione d'innocenza).
Oggi, dopo i fatti di Catania, è ripartito lo show, si rifà da capo tutto il discorso sulla crisi del calcio, sulla violenza, fingendosi stupiti. E' anche ripartito il mantra: "Fare come in Inghilterra", "Fare come in Inghilterra", "Fare come in Inghilterra". Sì, perché "In Inghilterra hanno risolto il problema degli hooligans".
Per anni, in virtù di chissà quale distorsione percettiva, in Italia si è creduto che "fare come in Inghilterra" significasse far passare ondate di leggi speciali, aumentare a dismisura il numero dei celerini, usare il pugno di ferro.
Non è proprio così. In Inghilterra, allo stadio, i celerini non ci sono. Arrivano solo se succede qualcosa di grave. La sicurezza è demandata alle società di calcio, sono loro a pagare il servizio d'ordine, sono loro a rimetterci se le cose vanno male.
[Impensabile, nel paese del liberismo a parole, del calcio iper-assistito e del "Decreto spalmadebiti". Eppure persino qui, dopo Catania, si è iniziato a parlarne in modo meno vago, come strategia per mettere in crisi i legami para-mafiosi tra certe società e "dirigenti" delle tifoserie (sovente micro-caudillos neofascisti). Un po' di coraggio, suvvìa: i soldi per la security li cacciano i club, e se falliscono amen. L'avete fatta voi, l'apologia del mercato. Avete blaterato voi, di privatizzazioni. Eccovi l'uno e le altre, adesso son cazzi vostri, finitela di fare i finocchi col culo degli altri (sempre absit iniuria).]
Inoltre, in Inghilterra non si sono concentrati solo sulla repressione, come si fa da noi. Dopo la tragedia di Hillsborough (1989, novantatre morti) hanno ristrutturato gli stadi, quasi tutti vecchi e pericolosi. Hanno tolto fossati e reti protettive, che trasformavano gli spalti in trappole per topi. Hanno messo quasi ovunque posti a sedere, e la partita si guarda con le chiappe adagiate.
Dopodiché, certo, hanno le diffide a vita, sono proibiti gli striscioni etc. Se ne può discutere, certi aspetti si possono criticare duramente, ma il punto è che questo viene *dopo*. Qui invece si parla di repressione *prima* di qualunque altra cosa, anzi, *in sostituzione* di qualunque altra cosa.
Da noi le reti sono ancora onnipresenti, alte anche venti metri, e 69 stadi su 122 sono ufficialmente insicuri. Nel 2003, ogni settimana per il calcio venivano mobilitati 8000 tra poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa, che costavano a tutti noi 31 milioni di euro. Nell'arco di un campionato, fanno UN MILIARDO E DUECENTOQUARANTA MILIONI DI EURO, sperperati per creare e mantenere un clima di tensione, machismo e belligeranza, dall'effetto inevitabilmente criminogeno, mentre negli ospedali si crepa perché va via la corrente.
Il miglior modo per rendersi conto di come siamo messi è *prendere in prestito gli occhi altrui*. Sempre ai tempi di Calciopoli, abbiamo creato una pagina su squidoo.com (una "lente", come viene chiamata da quelle parti). Sostanzialmente, è un aggregatore semi-automatico di notizie in inglese sugli aspetti più lerci del calcio italiano. Infatti si chiama "The Crazy, Corrupted World of Italian Soccer".
La finalità era ed è duplice: raccontare ai lettori di altri paesi, e far vedere agli italiani come ci descrivono all'estero (soprattutto sulla stampa britannica). La "lente" è ancora lì, piena di testi, video, feed rss, link a libri etc. In questi giorni, crediamo sia una risorsa utile.
http://www.squidoo.com/italiansoccer/
pensato[?] da nikkio76 alle 12:26 |
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